L'acero e il tempo che cresce insieme a noi

L'acero e il tempo che cresce insieme a noi

Andrea Molinaro

Nel giardino di casa c'è un acero. L'ho piantato quindici anni fa, quando è nato mio figlio: all'inizio era poco più di una pianta giovane, sottile. Negli anni l'ho visto crescere lentamente e, stagione dopo stagione, ha preso forma, allargando la chioma e trovando il suo spazio.
In qualche modo, sembrava crescere insieme a lui.

Poi è arrivata l'adolescenza. Un periodo più complesso, fatto di cambiamenti, di tensioni, di momenti difficili da leggere. Ed è stato proprio in quel periodo che è successo qualcosa anche all'albero: un fulmine ha colpito uno dei rami principali, e il legno si è bruciato.
Per un momento ho pensato che potesse compromettere tutto, che quell'evento avrebbe cambiato in modo definitivo la pianta.

Invece no. L'acero ha continuato a crescere e ha trovato un nuovo equilibrio. Il ramo colpito è rimasto: non è sparito, è diventato parte della sua forma. Un segno visibile, che oggi fa parte dell'albero tanto quanto le foglie e la chioma.

Quando lo guardo oggi non vedo un albero perfetto. Vedo un albero che ha attraversato qualcosa e che ha continuato comunque a crescere: e mentre cresceva lui, cresceva anche mio figlio.
Entrambi, ognuno a modo proprio, hanno trovato il loro modo di andare avanti.

È forse questo che amo di più del lavorare con le piante, il fatto che non nascondono i segni del tempo ma anzi, li portano, li integrano, continuano a vivere con essi. 
E forse è proprio questo l'insegnamento più grande che un giardino può dare: non la perfezione, ma la capacità di continuare a crescere nonostante tutto.

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