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Il tempo come materiale di progetto
Andrea MolinaroQuando progetto un giardino non penso solo allo spazio.
Penso al tempo.
Non al tempo meteorologico, non solo alle stagioni.
Penso al tempo che si percepisce quando si attraversa un luogo.
Ci sono spazi che accelerano.
Ti fanno passare senza fermarti.
E ci sono spazi che rallentano, quasi senza che tu te ne accorga.
Un giardino, per me, dovrebbe fare questo: creare una pausa.
Il tempo non è solo ciò che trasforma le piante negli anni.
È ciò che accade mentre cammini tra loro.
È il ritmo dei passi, l’ombra che cambia durante il giorno, il movimento leggero di una graminacea che ti invita a fermarti.
Progettare significa decidere che tipo di tempo vuoi generare.
Un tempo rapido, decorativo, immediato.
Oppure un tempo da percorrere.
Un tempo che invita a restare.
Quando scelgo una pianta, una distanza, un’altezza, sto scegliendo anche questo.
Sto costruendo un’esperienza che si sviluppa nel tempo e attraverso il tempo.
C’è il tempo della crescita, che richiede pazienza.
E c’è il tempo della presenza, quello che si vive ogni giorno.
Mi interessa lavorare su entrambi.
Un giardino non dovrebbe essere solo visto.
Dovrebbe essere attraversato, abitato, respirato.
In un mondo che corre, progettare un giardino significa scegliere di rallentare.